L’ultima impresa di Marco “Deju” De Giuseppe

Discesa integrale da Punta Gnifetti 4554m (Capanna Margherita), gruppo del Monte Rosa. 13 Agosto 2009.

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Ci sono persone che spingono al limite la passione per uno sport e che ricercano il contatto estremo con la natura scegliendo i mezzi che più amano per compiere avventure al limite del possibile.

Deju è prima di tutto un amico con il quale abbiamo condiviso molte esperienze e progetti. E’ ancora fresco il ricordo della bellissima avventura del 2008 sul Gran Paradiso con protagonisti lui e il nostro Igor Cinato. Ma Deju è alla ricerca continua di nuovi stimoli e appena sceso dal Gran Paradiso già ci parlava del Monte Rosa: “tranquillo Fede, si può fare è una passeggiata…….”.

Le abbondati e anticipate nevicate dell’inverno scorso lo avevano frenato e obbligato a rinviare il tutto alle seguente estate. Ma lui non si è mai fermato e ha continuato ad allenarsi costantemente, inanellando numerose ascensioni invernali sulle vette più alte che circondano la nostra splendida regione (molte con discesa in snowboard) e continuando le uscite in bici dove possibile: per Deju un allenamento classico è la salita del Monte Musinè (a poca distanza dalla sede dell’Mde) bici a spalle e discesa da varie tracce una più bella e tecnica dell’altra. La salita al Musinè non è lunghissima ma ha pendenze notevoli che affrontate con bici a spalle mettono a dura prova anche i più allenati: Deju è capace di farlo due o più volte di seguito……

In una delle ultime uscite che abbiamo fatto assieme pedalando in bici si vedeva chiaramente a che livello di allenamento fisico era arrivato e lui si diceva ormai pronto per portare la sua Damper in cima al Monte Rosa. Intanto l’estate scorreva. Quest’anno a fine luglio io avevo un impegno al quale non potevo mancare (mi sono sposato con Manuela il 25-Luglio-2009) e poi sarei partito per un breve vacanza in Canada. Gli ultimi giorni prima della partenza parlando con Deju avevo capito che ormai era questione di pochi giorni, far quadrare tutte le variabili (clima, impegni del fotografo, logistica) e poi avrebbe attaccato la vetta….Non avrei mai immaginato che sarei passato sopra il Monte Rosa il 13 Agosto di ritorno dal Canada. Dal finestrino dell’aereo studiavo il profilo del ghiacciai e delle pareti del gruppo del Rosa. Si poteva distinguere chiaramente la sagoma della Capanna Margherita, il rifugio Alpino più alto d’Europa 4554 (l’osservatorio fisso più alto del mondo). Non potevo immaginare che proprio in quei momenti Deju stava portando a termine la sua nuova impresa.

Federeico Biora (MDE Bikes Factory Manager)

Nelle sue parole tutte le emozioni che solo una grande montagna è in grado di farci provare...

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Vivi ogni giorno freneticamente, lontano dai tuoi sogni, dai tuoi ideali, imprigionato in una vita che senti lontana, estranea. Un anno, migliaia di ricordi, emozioni. Sudore, fatica, allenamenti, un'unica idea in testa, un obiettivo che chissà per quale motivo ti sei fissato. Si dice che non sei tu a scegliere la montagna ma è lei che ti sceglie. Il suo richiamo è quanto di più dolce ed irresistibile ci possa essere al mondo, impossibile resisterle. Amo la montagna per le emozioni che solo lei mi sa dare, per l’energia e la pace che ti trasmette, per i suoi silenzi, per i tuoi silenzi. Sentire battere il tuo cuore nel totale silenzio di un mattino su di un ghiacciaio ti rende nuovamente vivo, libero da tutto, pura energia sparata direttamente in vena. Non ho mai vissuto lo scalare una montagna come una sfida, ne uscirei sicuramente perdente. Negli anni lei mi ha insegnato a conoscere i miei limiti e poco alla volta mi ha accompagnato nel mio cammino cercando di farmeli superare proponendomi nuovi stimoli, nuovi obiettivi.

Salire alla capanna Regina Margherita non è un’impresa alpinisticamente difficile fatta eccezione per i crepacci presenti sul percorso sotto la Piramide Vincent. Portarsi però dietro una bici complica un pò le cose. L’avvicinamento al rifugio Gnifetti prevede l’attraversamento di nevai dove si sprofondava ad ogni passo, alternati a sfasciumi di pietre dove il trasporto della bici era una vera via crucis.

A tutto questo si è aggiunto il superamento di alcuni balzi di roccia verticali attrezzati come una via ferrata, un vero massacro per le braccia e le spalle.

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L’accoglienza al rifugio ha ripagato però tutte le fatiche. Persone di ogni razza e nazione pronte ad incitarti ed anche con un semplice sorriso spronarti a continuare. Tutto magicamente prende forma, non ti senti più un estraneo, sei circondato da persone che come te vivono il loro rapporto col mondo con la stessa tua filosofia di pensiero, ti capiscono e comprendono il motivo per cui tu se li pronto a giocarti tutto per raggiungere il tuo obiettivo.

Compagni di quest’avventura l’amico fotografo Damiano Levati ed il mitico Silvio Tonda (ValSangonemtb) che mi ha accompagnato e soprattutto incitato durante il percorso. Non poteva mancare Natascia la mia inseparabile compagna, sempre presente in ogni mia avventura. Il pomeriggio passa tranquillo nel relax fino all’ora in cui Damiano si congederà da noi per passare la notte in tenda. Io Silvio e Natascia mangiamo qualcosa e ci mettiamo a letto sognando la nostra meta di domani.

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La sveglia purtroppo è dettata dal muoversi di numerosi alpinisti che già alle 3 del mattino cominciano a prepararsi per raggiungere la vetta. Verso le 4 ci alziamo. Natascia purtroppo non sarà dei nostri causa mal di montagna, io e Silvio partiamo alle 5 senza aver nemmeno fatto colazione, Damiano ci raggiungerà più tardi con gli sci ai piedi.

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Partiamo di buon ritmo, lasciandoci alle spalle numerosi alpinisti increduli di vedere tanta determinazione nel portare una bici sin lassù. In meno di due ore raggiungiamo la spianata del colle del Lys dopo aver costeggiato i pendii della Piramide Vincent. La vista è stupenda, Lyskamm, Cervino, Monte Bianco sino alle cime svizzere del Dom, e laggiù finalmente la meta, la punta Gnifetti.

 

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Non resisto e monto in sella alla mtb. Pedalo libero ad oltre 4000 mt di quota circondato da una distesa di neve e ghiaccio. E’ il trail più alto di Europa, la traccia sembra un singletrack e percorrerlo in bici è un’esperienza unica

Per raggiungere la meta ci vuole ancora un’ora e mezza, la più difficile data l’altitudine e la stanchezza, ma passo dopo passo arrivo in cima.

Ho pianto, non mi vergogno a dirlo. Ho rivissuto un anno fatto di allenamenti, di sudore, di incomprensioni con il mondo e con me stesso, un lungo anno di attesa per quell’attimo. L’emozione di essere lì in quel momento a vivere un’esperienza nuova, forte, immensa mi ha attraversato come una scarica elettrica facendomi piangere lacrime di vita.

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Foto di rito con Silvio che si è portato la bandiera del nostro Team fino in cima e poi pronti per il momento tanto atteso.

Giro la bici. Prendo il respiro e guardo giù. Mollo i freni e parto. Ho sognato quel momento per tutto un anno ed ora sono lì in sella alla bici che traccio una nuova linea sul versante di questa montagna. Il tempo sembra essersi fermato. La gente si ferma per osservarmi ma io non riesco a vederli, il mio sguardo è fisso sulla mia linea. Urlo di gioia, di libertà tracciando sotto il pendio della punta Gnifetti la mia firma con le ruote della bici.

La pendenza è a tratti molto sostenuta e la discesa avviene in gran parte su neve ghiacciata alternata ad un leggero strato di neve fresca. La bici scivola veloce sui ripidi pendii e tutta la tensione accumulata si trasforma in pura energia.

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Il pericolo costante dei crepacci mi riporta alla realtà, devo scrutare attentamente la conformazione del terreno per non incorrere in un crepaccio che si rivelerebbe molto probabilmente fatale visto che viaggio totalmente slegato e nessuno potrebbe arrestare una mia caduta.

Arrivo finalmente al rifugio Mantova posto un centinaio di metri sotto il Gnifetti, la neve ormai molle mi costringe a guidare e controllare la bici con molta forza ed attenzione. Lascio la bici, mi inginocchio, urlo con tutto il fiato che mi rimane. Felice piango, nuovamente. Il mio sogno si è avverato.

Attendo al rifugio l’arrivo di Silvio e Natascia e con loro riprendo il cammino di rientro verso il nostro punto di partenza. Dovremo attraversare nuovamente i nevai, gli sfasciumi e le corde fisse dell’andata. Io resto in silenzio, felice.

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Mi volto, mi fermo, guardo nuovamente quelle montagne che ho appena incontrato e conosciuto. Resto in ascolto ed ancora una volta avverto quel sussurro, quel bisbiglio che mi chiama.

Ringrazio Natascia, compagna di vita, unica persona al mondo capace di capirmi, supportarmi e spronarmi a dare il meglio di me; Damiano perché è l’unico che riesce a fissare in una fotografia tutta l’energia e le emozioni che sto vivendo; Silvio per avermi accompagnato ed aiutato nella logistica; Igor che seppur lontano sapevo essere li con me a vivere quel momento.

Ringrazio Federico per avermi dato la possibilità di utilizzare una sua bici, la Damper I-Link che mi ha permesso di ampliare i miei orizzonti rendendo possibile ciò che prima era impossibile.

Per chi volesse contattarmi a breve sarà disponibile on line il sito www.deju.it

Marco “Deju” De Giuseppe

 
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